
E’ possibile eseguire una artroscopia diagnostica e chirurgica di ginocchio
effettuando una anestesia puramente locale.
E’ sufficiente infiltrare con un ago sottile e dell’anestetico locale
a breve durata di azione (Mepivacaina, Lidocaina) gli accessi chirurgici (porte)
attraverso le quali sono inseriti gli strumenti chirurgici e l’ottica.
Normalmente gli accessi sono quelli infra-patellari dx e sin.
Raramente viene utilizzato anche l’accesso soprapatellare mediale.
E’ importante che l’anestetico, oltre alla cute, penetri fino
alla capsula articolare. Per l’anestesia all’interno
dell’articolazione, si deve pungere con un ago di calibro maggiore
(18 G) l’accesso rotuleo supero-laterale. L’avvenuta perforazione
della capsula articolare sarà avvertita dall’operatore mediante
una caduta di resistenza simile a quella dello spazio peridurale.
E’ importante l’utilizzo di tale approccio in quanto
se si utilizzano quelli infra-rotulei, si rischia di infiltrare
con l’anestetico il corpo di Hoff
( cuscinetto di tessuto adiposo posto subito dietro alla rotula)
e di impedire quindi al chirurgo una chiara visione dell’articolazione.
Sono sufficienti circa 20 ml di anestetico a lunga durata di azione
(ropivacaina, bupivacaina, levo-bupivacaina) associati
ad un vacostrittore per impedire il sanguinamento all’interno della
articolazione (0.5 mg max di adrenalina) per ottenere una soddisfaciente
anestesia intra-articolare. Ricordiamo che con questa tecnica il chirurgo lavora senza la fascia ischemica, e pertanto il sanguinameno deve essere assente se non ridotto al minimo.
E’ importante, dopo l’infiltrazione, far eseguire al ginocchio
dei movimenti di flesso-estensione al fine di far espandere completamente
l’anestetico all’interno della cavità articolare.
Ricordiamo che la cavità articolare è virtualmente separata
dai legamenti crociato anteriore e posteriore, in due camere:
quella anteriore (avanti ai legamenti) e quella posteriore (dietro al piano dei legamenti). Il chirurgo molto spesso deve penetrare con gli strumenti nella camera posteriore, oltrepassando i legamenti, per la chirurgia meniscale.
Se l’anestetico, pertanto, non diffonde completamente, lascerà scoperte le strutture meniscali posteriori con evidente disagio per il paziente.

