Patologie della Caviglia

Distorsioni della caviglia

 

La distorsione della caviglia, detto comunemente "storta", è un’alterazione dell’articolazione di tipo non permanente e che, al contrario della lussazione, non impedisce né riduce il contatto tra le superfici articolari.


E' una delle patologie che colpiscono l’apparato locomotore più frequentemente, soprattutto negli sportivi e nelle donne.

L'85% delle lesioni della caviglia sono distorsive; si è stimato che solo in Italia si verificano 50.000 traumi distorsivi della caviglia al giorno. La maggior parte delle lesioni distorsive sono laterali; solo il 5% è mediale, mentre il 10% interessa la sindesmosi (c.d. pinza malleolare, cioè l'articolazione tra tibia e perone). Gli sport dove questo trauma è più frequente sono: pallavolo (56% delle lesioni), basket (55%), calcio (51%) e la corsa di resistenza (40%).

 


Nella maggior parte dei casi la torsione è interna, ossia il piede si piega verso l'interno e viene leso il legamento peroneo astragalico anteriore; questo è in genere il primo a lacerarsi. Soltanto dopo la rottura di questo legamento si può verificare una lesione del legamento peroneo calcanerare posteriore. E' difficile che ci sia una lesione isolata del legamento peroneo calcanerare posteriore: generalmente la rottura si verifica per entrambi. La dinamica classica è costituita da un trauma violento: una caduta accidentale dopo un balzo o a seguito di un movimento brusco; tuttavia, a volte la lesione può derivare da una serie di microtraumi ripetuti. E' facile prendere una nuova "storta" dopo la prima, perché il legamento diventa fragile e non ha più la stessa tenuta.

 

Distorsione cavigliaDistorsione caviglia

 Esempio di torsione interna


La sintomatologia è caratteristica: l’area colpita diventa calda, arrossata e gonfia, con la formazione di ecchimosi per la rottura dei capillari; la caviglia assume inizialmente un colore rossastro e, dopo alcune ore, violaceo a chiazze. Il dolore, poi, avrà una tipica evoluzione in tre tempi: a un repentino acutizzarsi delle fitte, appena avvenuto l’incidente, segue un’attenuazione del dolore, specie se la caviglia viene trattata con pomate e/o spray analgesici. Dopo alcune ore, il dolore è spesso intenso, soprattutto quando si tenta di camminare o si tocca la zona tumefatta.

 

Una distorsione violenta può comportare la rottura di uno o più legamenti, delle fratture ossee e delle lesioni cartileginee. Si possono anche verificare delle patologie più rare, come una lesione meniscoide (vedi sindrome da impingement), una nevralgia del nervo cutaneo dorsale intermedio (questo nervo è spesso traumatizzato in seguito a una violenta inversione della caviglia), una tenosinovite peroneale (ovvero una tumefazione cronica localizzata sotto il malleolo laterale, dovuta alla infiammazione dei tendini dei peronei, causata dalle distorsioni dolorose in inversione che evertono cronicamente l'articolazione sottoastragalica nella deambulazione), una distrofia riflessa post-traumatica (c.d. atrofia riflessa post-traumatica di Sudeck: è una tumefazione dolorosa del piede associata a osteoporosi a chiazze, che può derivare da un angiospasmo; la sintomatologia è tipica, perché il dolore è sproporzionato rispetto ai segni clinici), oppure una sindrome del seno del tarso (cioè una sindrome canalicolare dell'arto inferiore, dovuta al conflitto fra il seno del tarso, che è un canale osteofibroso inestensibile, e le strutture che in esso decorrono).

 


Esempi di distorsione grave e rottura di legamenti a seguito di distorsione (animazioni))

 

 

 

 

 

Il trattamento e la cura

 


Le terapie variano a seconda della gravità della storta e delle eventuali patologie collaterali, come la totale rottura di uno o più legamenti o una degenerazione dei tessuti cartilaginei, a volte talmente accentuata da presentare frammenti di cartilagine che ostruiscono l’articolazione. Esiste una classificazione in base ai referti: si distingue in lesione di I, II e III grado.

 

Nei casi non gravi, la terapia è c.d. conservativa ed è denominata "RICE" (Rest Ice Compression Elevation): bisogna immergere la caviglia dolorante in acqua fredda (o, comunque, raffreddare la zona con ghiaccio o altri dispositivi refrigeranti), tenerla a riposo e, meglio, sollevarla per ridurre il gonfiore, fasciandola con una leggera compressione. La somministrazione di antinfiammatorii e analgesici e contribuisce ad alleviare i sintomi. La deambulazione è possibile già dopo pochi giorni ed è consigliabile indossare per un paio di settimane dei tutori o delle cavigliere elastiche, che evitino movimenti di torsione laterale. Spesso è opportuno associare terapie di riabilitazione accompagnate, se del caso, da cicli di ultrasuono, laser, magnetoterapia o mesoterapia; è comunque consigliabile, dopo la guarigione dell’arto, compiere degli esercizi di rafforzamento della muscolatura a sostegno della caviglia. Va precisato che nonostate le cure può residuare in un 10-20% dei casi una instabilità cronica di caviglia.

 

Nei casi di distorsioni gravi si usano tutori e bendaggi funzionali, che hanno sostituito il gesso (un tempo molto utilizzato). Quando sono presenti lesioni diffuse di più legamenti, oppure delle ulteriori lesioni come quelle cartilaginee ed ossee intrarticolari, oppure quando persiste una instabilità cronica della caviglia, può essere valutato un intervento chirurgico.


Le tecniche per la ricostruzione dei legamenti laterali della caviglia sono molte e si dividono in due grosse famiglie: le tecniche anatomiche che lasciano inalterata la
struttura della caviglia, e le tecniche non anatomiche. Le prime consistono in suture rimarie, ritenzioni e reinserzioni capsulo-legamentose; le seconde in innesti autologhi (cioè in innesti di tendini del paziente), eterologhi (con tessuti artificiali), oppure omologhi (cioè tendini da donatore). Il Dott. Caprio è stato tra i primi nel mondo a sviluppare una tecnica particolare per la ricostruzione dei legamenti con innesti omologhi



Esempio di ricostruzione del legamento della caviglia (animazione)

 

 

 

Dopo l'intervento chirurgico viene applicato un tutore e si consente la deambulazione dopo circa 10/15 giorni. Il pieno recupero avviene dopo circa 2 mesi.